giovedì, gennaio 29, 2026

L'EDUCAZIONE GENITORIALE NEL TERZO MILLENNIO. CHI È CRESCIUTO NEL SECOLO SCORSO, HA RICEVUTO UN’EDUCAZIONE MOLTO DIVERSA E BEN PIÙ VALIDA DI QUELLA DI OGGI…


Oristano 29 gennaio 2026

Cari amici,

Chi, come me, è nato nella prima metà del secolo scorso ha ricevuto dai genitori un’educazione alquanto diversa da quella oggi somministrata alle nuove generazioni. Indubbiamente era un'educazione definita oggi "VECCHIO STILE", ma che ha contribuito a formare adulti stabili, empatici e forti, in grado di affrontare nella giusta maniera le sfide poste dalla vita. Si, la formazione delle Nuove Generazioni passa inderogabilmente dagli insegnamenti e dalle regole trasmesse dai genitori, regole che restano, poi, un vero, radicato e sicuro bagaglio per tutta la vita.

In un mondo che, come ben sappiamo, cambia in continuazione, l’educazione genitoriale risulta basilare per lo sviluppo personale dei minori; sono regole comportamentali ben definite, quelle impartire sia dai genitori (e, spesso, anche dai nonni), e valgono tanto oro quanto pesano. Questi famosi insegnamenti del passato, spesso ripetuti con fermezza ma sempre con amore, non erano semplicemente delle regole rigide, ma norme necessarie, rispettose della vita sociale, che i giovani avrebbero dovuto conoscere per applicarle in futuro.

Si, amici, erano delle vere e proprie “pietre miliari” che servivano a costruire il futuro equilibrio dei figli diventati adulti. Chi è cresciuto con questi valori (e io sono uno di questi), posso garantirvi che ha ricevuto molto più di un'istruzione: ha ricevuto uno straordinario codice comportamentale, vero e proprio manuale di sopravvivenza, da applicare, giorno dopo giorno, nello svolgersi della propria vita, sia emotiva che sociale, percorrendo nel modo migliore il proprio sentiero di vita.

Queste regole, sempre applicate prima di oggi, erano un vero e proprio decalogo, che, fin dalla più tenera età, erano la base della formazione delle nuove generazioni. Un DECALOGO che possiamo andare a rileggere e che, sarebbe alquanto utile oggi come ieri. Ecco le 10 “REGOLE-BASE” utilizzate: Chiedere scusa quando si sbaglia, Rispettare gli anziani, Conoscere il valore del denaro, Avere fiducia in se stessi, Capire gli sbagli fatti e saper rimediare, Pensare prima di parlare, Condividere ciò che si ha, Agire rispettando sempre gli altri, Imparare a fare le cose senza dipendere dagli altri, Saper ascoltare gli altri. Vediamolo in dettaglio questo importante Decalogo.

1-Chiedere scusa quando si sbaglia. Imparare a comprendere gli sbagli fatti e chiedere sincere scuse, era la dimostrazione di aver maturato il dovuto rispetto verso gli altri. 2-Rispettare gli anziani. Rispettare le persone mature era un segno di doveroso rispetto verso chi ci ha dato la vita e degli altri che ci accompagnano nella nostra. 3-Conoscere il valore del denaro. Far capire che nella vita l’economia è importante, era un problema da affrontare subito: imparare a gestire anche la propria paghetta, senza sprechi. 4-Avere fiducia in se stessi.  Essere sempre consci delle proprie capacità, serviva a dare sicurezza e aiutava ad affrontare le sfide che la vita riserva.

5-Capire gli sbagli fatti e saper rimediare. Accettare di aver sbagliato (come dopo aver avuto un brutto voto a scuola) significava accettare il fallimento ma anche sapersi rialzare, ponendo rimedio all’errore commesso. 6-Pensare prima di parlare. Imparare fin da subito che le parole, dette in un momento d’impeto, di rabbia, possono fare davvero male, e che poi era impossibile rimediare; per cui era giusto imparare a pensare le cose da dire, prima di pronunciarle. 7-Condividere ciò che si ha. Imparare a godere con gli altri ciò che si ha, ovvero applicare la condivisione, significa spogliarsi dell’egoismo passando all’altruismo.

8- Agire rispettando sempre gli altri. Qualsiasi comportamento deve essere sempre improntato al rispetto per l’altro. "Ciò che facciamo quando nessuno ci guarda dice molto su di noi". Questa semplice riflessione deve sempre guidarci come una vera bussola interiore. Rispettare gli altri significa saper sempre distinguere il bene dal male, non per paura della punizione, ma per il rispetto dei valori. 9- Imparare a fare le cose senza dipendere dagli altri. Arrivare a possedere una buona autonomia significa sapersi gestire sempre, anche nelle emergenze, evitando di dipendere troppo dagli altri. 10- Saper ascoltare gli altri.  Saper ascoltare è un’abilità davvero preziosa. Ascoltare gli altri significa dare rispetto e importanza, far sentire gli altri allo stesso nostro livello. È la base della sana relazione sociale.

Cari amici, crescere in una famiglia che applica questo modello di educazione significa aver ricevuto molto di più di una buona istruzione. Significa aver ricevuto radici sane e forti, essere stati formati come persone rette, gentili, forti e con i piedi per terra. Una formazione che ci accompagnerà per tutta la vita! Io lo so bene perché ho ricevuto questa educazione!

A domani.

Mario

mercoledì, gennaio 28, 2026

ECCO DEI GIOVANI CHE CI RICORDANO CHE IL CIBO NON SI SPRECA. SONO EMANUELE E FRANCESCA, CHE RECUPERANO LA FRUTTA “BRUTTA MA BUONA” PER FARNE OTTIME MARMELLATE.


Oristano 28 gennaio 2026

Cari amici,

Di Emanuele e Francesca ho già avuto modo di parlare su questo blog. L’ho fatto il 12 di ottobre del 2021, quando, questi due ragazzi, al rientro dal Mozambico dove entrambi avevano svolto un anno di servizio civile, crearono ad Oristano, forti dell’esperienza vissuta, “NOSTOS”, una star-up alimentare eco-solidale. Chi di Voi ha piacere può andare a leggere quanto scrissi andando a cliccare sul seguente link: https://amicomario.blogspot.com/2021/10/la-bella-storia-di-emanuele-e-francesca.html.

Ebbene, oggi “NOSTOS”, che in greco antico significa il "ritorno a casa", ad evidenziare un concetto legato alla resilienza e al viaggio, è una felice realtà che offre prodotti locali, come marmellate, composte e mieli, promuovendo il legame con la terra. Il negozio dei due ragazzi è a chilometro zero, che si identifica “come una bottega che propone prodotti naturali locali”, celebrando un forte legame con la terra e le cose semplici. L’attività, ben avviata e gestita da questi due straordinari giovani, già nel 2024 cercò di trovare nuovi spazi di vendita, andando anche alla conquista del Giappone con le meravigliose marmellate preparate da Francesca Bina ed Emanuele Pinna!

L’impegno dei due giovani nella preparazione di prodotti genuini della terra sarda è cresciuto di giorno in giorno: anche una troupe della seconda tv di Stato andò nel loro laboratorio di “prodotti a chilometri zero” per conoscere e diffondere la loro attività; un’attività che consentiva, e che consente oggi più di ieri, di evitare gli immensi sprechi alimentari che contraddistinguono questa nostra era, fatta di sperperi in ogni dove! Per confezionare le loro straordinarie marmellate a chilometro zero, i due ragazzi recuperano dai produttori la “frutta brutta ma buona”, quella poco elegante, poco appariscente, ma ugualmente buona per essere trasformata in ottime marmellate!

Si, amici, dai fertili campi della Sardegna l’eccellenza agroalimentare sarda è andata anche alla conquista il Sol Levante! Nel loro laboratorio e rivendita "NOSTOS", in via Beato Angelico, i due giovani propongono un’ampia gamma di confetture, marmellate, mieli e creme di verdure. I loro prodotti sono stati presentati anche a Torino, nel Salone del Gusto Terra Madre, un evento organizzato da Slow Food dove erano presenti oltre 600 aziende espositrici provenienti da tutto il mondo. Il meraviglioso lavoro fatto dai due ragazzi è stato seguito anche da NHK Educational, che ha voluto fare delle riprese sull'attività svolta da Nostos.

La piccola azienda NOSTOS, giorno dopo giorno, sta portando a casa diversi riconoscimenti importanti. Questa, seppure modesta ma capace azienda familiare, che con Slow Food condivide impegno e prospettive per il rispetto della natura e la produzione sostenibile, opera con la convinzione che il cibo deve essere sempre genuino, evitando gli sprechi! «Grazie al cibo possiamo riscoprirci parte della natura», è il motto applicato! È  promuovendo il cibo sano, pulito e giusto, evitando gli sprechi che continuamente vengono effettuati, che possiamo dare un futuro vivibile alla nostra terra e alle nuove generazioni.

Cari amici lettori, NOSTOS, frutto dell’impegno di questi due straordinari ragazzi, è nato con lo scopo principale di diffondere i valori determinanti per l’alimentazione umana: produzione che deve evitare gli sprechi, avere il massimo rispetto del lavoro agricolo e il consumo a chilometro zero, stabilendo il contatto diretto con i produttori di frutta e verdure del territorio. Insomma, quanto da loro svolto dovrebbe costituire un forte stimolo per altri giovani a cercare di impegnarsi per salvaguardare la produzione della nostra terra, evitando gli immensi sprechi che nel settore alimentare continuano.

Amici che mi leggete, trovare ragazzi seri, preparati, volenterosi, disposti ad impegnarsi in prima persona per migliorare la produzione agricola sarda che è eccellente sotto tanti aspetti, è davvero una scoperta straordinaria! Un grande plauso e un immenso augurio, ad Emanuele e Francesca, che stanno portando avanti un progetto davvero straordinario!

A domani.

Mario

martedì, gennaio 27, 2026

L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ HA DICHIARATO LA SOLITUDINE UNA VERA EPIDEMIA MONDIALE.


Oristano 27 gennaio 2026

Cari amici, LA "SOLITUDINE", secondo L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ (OMS), rappresenta attualmente una minaccia alla salute globale degli individui e delle Comunità. Secondo gli esperti, infatti, gli effetti della solitudine sulla mortalità sarebbero equivalenti al fumo di 15 sigarette al giorno e persino peggiori degli effetti dell’obesità e dell’inattività fisica (Holt-Lunstad, Robles, Sbarra, 2017). Il problema è diventato di estrema gravità, tanto che l’isolamento sociale e la solitudine, pur essendo fenomeni differenti, risultano altamente interconnessi.

Si, amici, la carenza di “connessioni sociali” mette a rischio la salute psicofisica e la longevità degli individui: secondo alcuni studi la solitudine e l’isolamento sociale aumentano il rischio di morte prematura rispettivamente del 26% e del 29% (Holt-Lunstad, Smith, et al., 2015). E non è tutto. Dagli ultimi studi è emerso che la solitudine e l’isolamento sociale sono fattori di rischio per la salute mentale, associati ad un maggior rischio di esordio e mantenimento di disturbi d’ansia, depressione e demenza (Mann et al, 2022; Penninkilampi et al, 2018).

I disturbi d’ansia e depressivi sono spesso caratterizzati dalla tendenza al ritiro sociale, che porta la persona ad isolarsi restando in solitudine. E d’altro canto, queste condizioni di solitudine e isolamento sociale aumentano il rischio di sviluppare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, o di peggiorare sintomi ansiosi-depressivi già in essere (Domènech-Abella, et al., 2019; Loades et al., 2020). Al contrario, il supporto sociale e la presenza di condizioni di connessione sociale sono fattori protettivi essenziali anche in popolazioni caratterizzate da altri fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi depressivi.

Il problema, amici, è davvero serio, se pensiamo che sia la solitudine che l’isolamento sociale superano i confini geografici e generazionali: si riscontra, infatti, in modo trasversale in diverse età e in diversi Paesi, e ha impatti gravi sulla salute mentale e fisica e sul benessere degli individui e delle Comunità. Negli anziani, la solitudine è associata ad un aumento del rischio del 50% di sviluppare demenza e a un aumento del 30% di probabilità di avere ictus o episodi di coronaropatia (Kuiper, Zuidersma, Oude Voshaar, 2015; Valtorta, Kanaan, Gilbody, 2016).

La solitudine non un male riservato alla Terza Età, in quanto impatta anche sulle nuove generazioni. Secondo alcuni studi, tra il 5 e il 15% degli adolescenti sarebbero isolati socialmente e vivrebbero elevati livelli di solitudine (Surkalim et. Al, 2022), con una percentuale in ulteriore ascesa nei Paesi africani rispetto ai Paesi europei. I giovani che riferiscono elevati livelli di solitudine a scuola sono più a rischio di abbandono scolastico, anche universitario, così come la sensazione di sentirsi poco connessi agli altri sul lavoro si riflette su una scarsa soddisfazione e performance lavorativa.

Come affrontare, dunque, l'epidemia di solitudine che appare sempre in aumento? Vediamo le indicazioni fornite dall'OMS per gestire il rischio di solitudine e isolamento sociale. Per affrontare l’epidemia di solitudine, in quanto una condizione che si sta espandendo in maniera preoccupante, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito per il triennio 2024-2026 una commissione specifica, chiamata Commission on Social Connection, per mettere a punto un’agenda e una serie di azioni volte a promuovere consapevolezza e affrontare il rischio di isolamento sociale e solitudine nella popolazione.

L’epidemia di solitudine e isolamento sociale, esacerbata e resa più visibile nelle fasi della scorsa pandemia da COVID-19, permane ad oggi come un tema di minaccia globale alla salute psico-fisica. Ricostruire le connessioni sociali sfilacciate deve diventare oggi una priorità per la salute pubblica globale; sarà pertanto necessario sia riorientare noi stessi, ma soprattutto le nostre Comunità e le nostre Istituzioni per dare priorità al ripristino delle connessioni umane e delle relazioni sociali sane (Vivek Murthy, US Surgeon General, Advisory, 1° Maggio 2023).

Cari amici, combattere la solitudine è un impegno inderogabile, se vogliamo che la società riprenda quel vivere sociale, quello stare insieme che è la vera essenza della vita relazionale dell’uomo. La solitudine non è un male inevitabile, ma un segnale di grande fragilità collettiva. Possiamo ancora evitare che la solitudine diventi la nuova epidemia del futuro, ma per prevenirla dobbiamo operare con determinazione per costruire Comunità resilienti e instaurare con gli altri relazioni autentiche. In un’epoca di iperconnessione più virtuale che reale, riprendiamo a praticare la grande la vera “Connessione fisica”, quella della vera vicinanza umana, fisica e spirituale!

A domani.

Mario

 

lunedì, gennaio 26, 2026

LA STRAORDINARIA COLLABORAZIONE IN NATURA TRA MONDO VEGETALE E ANIMALE. LE QUERCE INGANNANO LE FORMICHE CON LE GALLE, IMITANDO IL SISTEMA DI DISPERSIONE DEI SEMI.


Oristano 26 Gennaio 2026

Cari amici,

Di recente, frutto di un’osservazione casuale, si è dato l’avvio ad una ricerca scientifica che ha messo in luce lo straordinario connubio tra mondo vegetale e animale.  Casualmente un bambino di otto anni ha notato in un bosco delle formiche che erano intente a trovare un sistema per portare nel loro alveare quelle piccole palline cadute dalle querce (le galle) per il loro approvvigionamento invernale dei semi per la loro nutrizione. Il comportamento insistente delle formiche lo ha meravigliato,  allertando anche i presenti, e proprio questo curioso comportamento delle formiche ha dato il via ad uno studio scientifico che ha fornito un nuovo tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione e le complesse relazioni tra insetti e piante.

Il bosco in parola si trovava nella parte occidentale dello Stato di New York e della Pennsylvania centrale. I ricercatori, guidati da Robert J. Warren II, professore di biologia alla State University of New York a Buffalo, specializzato nella dispersione dei semi mediata dalle formiche, hanno cercato di approfondire il curioso comportamento delle formiche, che, cercavano di portare nel formicaio, queste galle che però in realtà non erano dei semi!  Le GALLE, queste piccole protuberanze, sono prodotte dalle querce come reazione alle punture effettuate dalle vespe cinipidi, che depongono le uova nel loro tessuto vegetale. La pianta reagisce creando una escrescenza anomala che avvolge le larve delle vespe dando loro, in questo modo, protezione e nutrimento fino al completo sviluppo.

Questa simbiosi tra la quercia e le vespe è un processo naturale ben noto, e, alla fine dell’estate, molte di queste galle cadono sul suolo della foresta, dove rimangono esposte a predatori come uccelli e roditori. Ma la natura, per la salvaguardia delle specie, trova sempre il giusto rimedio, creando una straordinaria collaborazione tra mondo vegetale e animale! Per salvaguardare le uova delle vespe, racchiuse nelle galle, la pianta interviene con un curioso, particolare stratagemma.

In diverse galle, vere e proprie nursery per lo sviluppo delle nuove vespine, le piante di quercia si preoccupano di creare un piccolo “cappello” di aspetto rosato e consistenza grassa. È proprio questo elemento aggiuntivo che scatena il comportamento delle formiche. Questo “cappello” grasso, infatti, costituisce per le formiche un ottimo prodotto nutriente, essendo ricco di grassi, quindi per loro del buon cibo da portare in riserva al formicaio.  Un sistema ingannevole dunque per le formiche, che in questo modo portano le galle nel formicaio considerandole utili come i semi, e, di conseguenza, proteggendone il contenuto dai predatori!

Amici, è un mutuo sistema tra i due mondi, quello vegetale e quello animale, dove la quercia utilizza la mirmecochoria, un sistema che imbroglia le formiche, che trasportano le galle (scambiate per semi) grazie a quella curiosa appendice nutritiva ricca di grassi. In cambio del cibo, dunque, le galle vengono portate all’interno del formicaio, dove rimangono protette. Le analisi chimiche effettuate dal team hanno dimostrato che la particolare appendice delle galle contiene acidi grassi, come l’acido palmitico, oleico e stearico, identici a quelli presenti negli altri semi raccolti, come ricompensa alimentare. Le formiche rilevano queste molecole e reagiscono allo stesso modo.

Gli approfonditi esperimenti sul campo e in laboratorio hanno dimostrato, nei test comparativi, che le formiche ignoravano le galle simili che non avevano il cappello grasso, ma manipolavano e trasportavano solo quelle che lo avevano, come se fossero dei  semi veri. Le telecamere installate nella foresta hanno confermato che le galle “travestite” arrivavano più spesso intatte nei formicai. I formicai, dunque, diventati luogo di vera protezione per lo sviluppo delle nuove vespine che in questo modo possono regolarmente svilupparsi, in un ambiente protetto, asciutto e difficile da raggiungere per i predatori.

Amici, lo studio ha rivelato un chiaro caso di evoluzione convergente. Piante e vespe, senza alcuna relazione diretta tra loro, hanno sviluppato strategie quasi identiche per sfruttare il comportamento di un piccolo gruppo di formiche raccoglitrici, in particolare del genere Aphaenogaster, dominante nelle foreste dell’America settentrionale orientale. Questo parallelismo aiuta a spiegare perché le formiche rispondono in modo così efficace ai segnali grassi in contesti diversi e rafforza l’idea che queste interazioni si siano evolute in modo indipendente in più lignaggi.

Cari amici, la scienza continua sempre a osservare e studiare quanto di straordinario la natura ci riserva, confermando, se mai ce ne fosse bisogno, che la natura è ricchissima di regole naturali di collaborazione anche straordinaria, perché tutto vada sempre a buon fine, rispettando il meraviglioso, perfetto funzionamento dei mondi, sia vegetale che animale! Impariamo dunque dalla natura, amici lettori, perchè la natura è sempre "Maestra di vita"!

A domani.

Mario

domenica, gennaio 25, 2026

ATTENZIONE ALLA NUOVA, PERICOLOSA TRUFFA TELEFONICA, COSÌ DIFFICILE DA RICONOSCERE CHE INGANNA PERSINO GLI ESPERTI!


Oristano 25 gennaio 2026

Cari amici,

Grazie al costante progresso fatto dalla tecnologia, in particolare dei sistemi di telefonia via internet, si sta diffondendo una nuova truffa telefonica, così pericolosa che sta mettendo in difficoltà anche gli esperti. Riconoscerla, infatti, non è semplice e proprio per questo basta poco per cadere nel raggiro messo in piedi dai malintenzionati. Alla base di questo nuovo raggiro-inganno c’è proprio la più moderna tecnologia telefonica; le chiamate al malcapitato apparentemente arrivano infatti da numeri che lui ben conosce, spesso presenti nella sua rubrica.

Sul display del cellulare, infatti, può comparire il nome di una banca, di un ente pubblico, pensionistico oppure di un centro della salute. Questa apparente normalità toglie le paure, per cui spesso si risponde nella convinzione che la chiamata arrivi proprio dal vero numero che appare nel display. Si risponde, dunque, senza esitazioni, convinti di trovarsi di fronte ad una comunicazione ufficiale. Il meccanismo utilizzato è studiato alla perfezione, capace di colpire rapidamente. La conversazione viene impostata in modo da generare urgenza, facendo leva su temi che toccano tutti da vicino, come contributi, pensioni o presunte anomalie amministrative.

Una delle chiamate preferite - ad esempio - è quella che simula il funzionario INPS: il truffatore si presenta come un operatore, utilizza un linguaggio tecnico e rassicurante e spinge l’interlocutore a fornire dati personali o ad accedere a link e procedure apparentemente legittime. Il vero rischio emerge quando il truffatore riesce a ottenere le credenziali di accesso ai servizi online. In quel momento, le conseguenze non si limitano alla sottrazione di informazioni personali. Chi controlla l’account può intervenire su dati sensibili, arrivando perfino a modificare l’IBAN associato alle prestazioni, con danni economici diretti e immediati.

Amici, questa moderna truffa telefonica "tecnologica" risulta non solo molto ingegnosa ma altamente pericolosa, alquanto temuta anche dagli addetti ai lavori, perché non lascia segnali evidenti fino a quando il danno non è già stato fatto. A rendere il tutto ancora più complesso è il fattore emotivo che colpisce il malcapitato. Le chiamate sono costruite da veri professionisti, tanto da sembrare credibili; sono effettuate senza esercitare pressioni eccessive, ma capaci di creare quel tanto di allarme necessario a spingere la vittima ad agire subito.

Il maggior alleato di questi capaci truffatori è il tempo, mentre diventa un vero nemico di chi riceve la chiamata. In queste situazioni, apparentemente reali, anche persone più esperte o tecnicamente preparate possono arrivare a non nutrire sospetti, abbassando di conseguenza la guardia. Proprio per questo motivo, l’attenzione deve essere massima anche quando il numero sembra affidabile. La diffidenza, al giorno d’oggi, con una tecnologia che è capace di tutto (anche di clonare la voce), deve essere sempre massima.

Cari amici, oggi essere sospettosi è "una reale, concreta necessità". Una telefonata non richiesta, che chiede conferme, dati o accessi ai nostri dati riservati, dovrebbe sempre accendere in noi un forte campanello d’allarme. Al giorno d’oggi non è più possibile dare peso e corpo all’apparenza, e questa nuova truffa lo dimostra in maniera inequivocabile! La tecnologia, oggi, è in grado di clonare tutto: dai numeri di telefono alla voce, dai nomi dei nostri amici alle strutture pubbliche e private. il pericolo, amici, è multiforme, e può nascondersi dietro una voce educata, un numero apparentemente a noi noto e un nome che ci è molto familiare! Dobbiamo diffidare sempre, solo così possiamo salvarci.

A domani.

Mario

sabato, gennaio 24, 2026

PLASTICA: ARRIVA DAL GIAPPONE LA PLASTICA ECOLOGICA: È IN GRADO DI DISSOLVERSI IN MARE SENZA FARE DANNI. UNA NUOVA SPERANZA PER L’INQUINAMENTO DEGLI OCEANI.


Oristano 24 gennaio 2026

Cari amici,

Forse la PLASTICA, oramai nota come la peste del nuovo millennio, ha i giorni contati. A tutt’oggi la plastica è uno dei materiali più problematici per  la salute dell’ambiente, in quanto in gran parte finisce negli oceani. Si cercano soluzioni di ogni tipo, ma anche le plastiche così delle alternative, definite “biodegradabili”, spesso non mantengono le promesse: molte resistono a lungo in mare oppure si frammentano lentamente, generando le pericolose microplastiche che entrano nelle catene alimentari e, alla fine, anche nel corpo umano.

Il problema è alquanto difficile da risolvere, ma nessuno demorde. Un gruppo di ricercatori giapponesi, per esempio, sta cercando di ripensare da zero il modo in cui una plastica dovrebbe degradarsi nell’ambiente marino. Il gruppo di lavoro coordinato da Takuzo Aida, presso il Riken Center for Emergent Matter Science, uno dei più importanti centri scientifici del Giappone che opera con l’Università di Tokyo, ha concepito un nuovo materiale a base vegetale, capace di unire due caratteristiche che finora sembravano difficili da conciliare: robustezza durante l’utilizzo quotidiano e decomposizione rapida in acqua di mare, senza lasciare residui microscopici.

Amici, alla base di questa “Nuova Plastica” c’è la cellulosa, il composto organico disponibile in abbondanza sul pianeta, presente in moltissime piante. Non è la prima volta che si tenta di realizzare plastiche partendo da questo materiale, ma la maggior parte delle soluzioni finora tentate richiede condizioni industriali specifiche per degradarsi, come alte temperature e impianti di compostaggio avanzati. In mare, invece, restano quasi intatte per anni. Come aggirare il problema? Il team giapponese ha scelto un approccio diverso, sfruttando una particolare chimica “sensibile al sale”.

Questo innovativo materiale è composto da due elementi principali: Il primo elemento deriva dalla carbossimetilcellulosa, una sostanza già utilizzata in ambito alimentare e farmaceutico e considerata sicura, il secondo è un agente legante caricato positivamente, selezionato dopo numerosi test per garantire stabilità e sicurezza. In acqua dolce, questi due componenti si attraggono e formano una rete solida e flessibile. Quando però entrano in contatto con l’acqua salata, come quella marina, il sale rompe i legami che tengono insieme la struttura, avviando una decomposizione rapida e completa!

Durante lo studio, uno dei problemi iniziali da risolvere era la fragilità; i primi campioni risultavano molto rigidi e trasparenti, ma tendevano a spezzarsi facilmente. La soluzione è arrivata con l’aggiunta di un plastificante ben noto e già approvato per l’uso alimentare: il cloruro di colina. Regolando la quantità di questa sostanza, i ricercatori sono riusciti a controllare con precisione le proprietà meccaniche del materiale. La nuova plastica può essere dura come il vetro oppure allungarsi fino al 130% della sua lunghezza iniziale, mantenendo trasparenza e resistenza. Indubbiamente quello ricavato è un materiale alquanto interessante, in quanto può essere trasformato in film sottilissimi, spessi appena 0,07 millimetri, adatti per imballaggi come sacchetti o involucri protettivi. Per evitare che l’umidità o il sale presenti nell’ambiente causino una degradazione prematura, è sufficiente applicare un sottile rivestimento superficiale, che protegge la plastica durante l’uso e può essere rimosso o degradato a sua volta.

Secondo i ricercatori, uno dei punti di forza di questa soluzione è la scalabilità. La natura produce ogni anno circa mille miliardi di tonnellate di cellulosa, una risorsa rinnovabile e ampiamente disponibile. Trasformarla in una plastica che non contribuisce all’inquinamento da microplastiche potrebbe ridurre il problema alla fonte, prima ancora che i rifiuti arrivino negli oceani. Certo, non si tratta di una soluzione immediata a tutta la crisi della plastica, ma di un esempio di come la chimica dei materiali possa essere ripensata partendo dal comportamento nell’ambiente reale, e non solo dalle esigenze industriali. Ci vorrà del tempo, per dare lo stop all'attuale plastica, ma la nuova strada sembra percorribile!

Cari amici, personalmente mi sembra una scoperta di grande interesse, potenzialmente eccezionale, capace di tamponare il problema della plastica che inquina gli oceani e mette a rischio la vita marina. Secondo le previsioni del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, l’inquinamento causato dalla plastica triplicherà entro il 2040, riversando ogni anno negli oceani del mondo dai 23 ai 37 milioni di tonnellate di rifiuti (nella foto l'isola di plastica più grande del mondo). Questa scoperta sicuramente apre una nuova via, a mio avviso tutta da seguire!

A domani.

Mario